Dritto al cuore - Articoli
Il Messia sofferente e la solitudine

“Pensavo di essere l’unico…”.

Ho sentito quest’affermazione più volte negli anni, dopo aver spiegato in quali modi specifici Gesù adempì la profezia come il nostro “Messia Sofferente”.

Leggi la confessione di una donna di 56 anni, divorziata, che racconta del dolore che le causa la sua solitudine (in uno studio nazionale condotto sul tema della solitudine):

“A volte mi sento sopraffatta, come se fosse una sensazione fisica. I medici che mi seguono la chiamano depressione, ma è diverso. Una volta ho letto che si nasce soli e si muore soli. Ma che ne è di tutti gli anni che stanno nel mezzo? Potete veramente appartenere a qualcun altro? Potete mai risolvere la sensazione interiore di essere soli? Darsi allo shopping non la risolverà. Darsi al mangiare non lo farà. Il sesso occasionale non la farà sparire. Se e quando troverete qualche risposta, per favore scrivetemi e ditemelo”[1].

Come può Gesù aiutare questa persona che chiede risposte? Nel libro degli Atti, il suo Salvatore fu identificato come:

  • Questo Gesù che doveva soffrire.
  • Questo Cristo che doveva soffrire.
  • Il Messia che soffrì.

Perché era così importante che Gesù fosse il “Messia Sofferente”? Solo in questo modo, Egli poteva:

  • Sperimentare tutto ciò che questa donna prova, soffrendo ogni cosa che essa soffre (in principio, anche se non nella stessa identica maniera, visto che Gesù non fu mai divorziato), inclusa la sua solitudine (e la nostra).
  • Acquisire il diritto di guadagnarsi la sua fiducia, dal momento che Egli si è identificato con lei (e con noi).
  • Adempiere la sua missione che era: “guarire il suo cuore rotto e proclamare la liberazione a lei che è prigioniera” (cfr. Luca 4:18).

Come Gesù ha potuto acquisire il diritto di guarire il suo cuore ferito?

Gesù comincia il suo viaggio verso il Calvario nel giardino del Getsemani, la sera tardi, adempiendo la profezia che diceva che sarebbe stato lasciato solo dai Suoi amici più intimi. I Suoi “tre migliori amici” stanno dormendo mentre il loro Maestro giace prostrato, in agonia, e il peso schiacciante del peccato preme su di Lui. Il perfetto Figlio di Dio stava diventando Lui stesso “peccato”:

«Poiché Egli ha fatto essere peccato per noi Colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in Lui» (2 Corinzi 5:21).

Gesù non li aveva mai delusi quando avevano chiesto il Suo aiuto... E adesso, mentre Egli ha più che mai bisogno del loro conforto e del loro sostegno, tutto ciò che riesce a sentire è il respiro regolare del loro sonno. Tutto quello che può vedere attraverso i Suoi occhi offuscati dalle lacrime sono tre corpi rannicchiati sul terreno. Si rende conto che è solo, anche se essi Gli sono così vicini... È stato abbandonato dopo averli supplicati di stargli vicino, nel pieno della Sua sofferenza.

Isaia aveva profetizzato che Egli avrebbe pigiato il tino da solo (Isaia 63:3), che nessuno sarebbe stato là per sostenerlo. Gesù stesso aveva detto ai Suoi discepoli: «Mi lascerete solo» (Giovanni 16:32).

Perché includere la sofferenza di essere da solo, specialmente sapendo in anticipo che sarebbe successo? Perché tutti noi abbiamo provato la solitudine, la sensazione di essere isolati o abbandonati in qualche momento della nostra vita, soprattutto perché nasciamo separati da Dio.

C’è stata qualche esperienza nella tua vita durante la quale hai sofferto il dolore emotivo della solitudine?

Riguardo alla donna divorziata, Gesù ha accolto tutta la sua solitudine, tutti i modi in cui ha provato a medicare o anestetizzare il suo dolore con lo shopping, il cibo o il sesso occasionale. È morto per i suoi peccati e per la sua sofferenza.

Gesù può connettere la Sua storia con la storia di quella donna. Nella Sua umanità fu tentato di anestetizzare il Suo dolore della solitudine, ma confidò sempre in Suo Padre. A causa di questo, nella Sua divinità, ha accolto tutta la solitudine di chiunque in questo mondo, inclusa la donna divorziata di 56 anni.

Se la incontrassi oggi, vorrei offrirle l’opportunità di conoscere nella preghiera “questo Gesù che doveva soffrire”. Eccone qui di seguito un esempio (questa preghiera non è una formula da recitare, ma semplicemente un campione da personalizzare):

“Caro Signor Gesù,

Grazie per aver adempiuto la profezia quando sei rimasto da solo e Ti sei sentito abbandonato per poter accogliere tutta la mia solitudine, per portare fino alla morte sulla croce tutti i modi in cui ho tentato di anestetizzare il mio dolore con il cibo, lo shopping o il sesso. Grazie per essere risorto per guarire il mio cuore ferito, liberandomi dalla solitudine mentre ricevo la mia più vera e profonda identità come Tuo figlio, Tua figlia.

Nel Tuo nome, Gesù. Amen!”

Dritto al cuore offre un percorso che porta ad una profonda guarigione e libertà che ha luogo nel corso di un processo che può durare settimane o mesi, mentre trascorriamo del tempo di qualità ai piedi del trono della grazia, nel contesto di una comunione di fede incentrata sulla figura di Cristo e sulla croce.

[1] Loneliness: Human Nature and the Need for Social Connection (2008) John T. Cacioppo & William Patrick; W.W. Norton & Company - New York London.

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